TEST DI GENOTIPIZZAZIONE HPV   (PCR/IBRIDIZZAZIONE)  80 EURO

Il papilloma virus umano o HPV (Human Papilloma Virus) è un virus appartenente al gruppo dei papillomavirus, famiglia papillomaviridae. Sono stati identificati oltre 150 tipi di HPV e si è osservato che i diversi tipi rispondono ad un tropismo specifico con diversi aspetti clinici ed istopatologici a seconda del tipo di epitelio interessato.

In base al Tropismo del virus si distinguono: HPV cutanei ed HPV mucosali:

  • HPV cutanei, causano lesioni cutanee come le verruche comuni o volgari, si localizzano frequentemente a livello delle mani e dei piedi; altri tipi di HPV cutanei si associano con la epidermodisplasia verruciforme.
  • HPV mucosali, causano diversi tipi di lesioni a carico del tratto genitale sia nelle donne che negli uomini. Possono portare alla formazione di condilomi acuminati (verruche benigne) nei casi più gravi si possono riscontrare lesioni squamose intraepiteliali che possono progredire verso il carcinoma squamoso invasivo. Altre zone del distretto ano-genitale frequentemente associate ad infezione da HPV sono il pene, la vagina, la vulva e l’ano. Recentemente è stata evidenziata la presenza di HPV anche in carcinomi del distretto testa-collo, in particolare cavo orale ed orofaringe.

Gli HPV sono suddivisi generalmente in virus ad alto e basso rischio oncogeno sulla base delle lesioni a cui sono associati. I tipi ad alto rischio sono implicati nella carcinogenesi dei tumori del collo dell’utero, del tratto ano-genitale e di altre mucose. Quelli a basso rischio si associano quasi esclusivamente a lesioni benigne come i condilomi genitali.

Vie di trasmissione

  • Orizzontale:
  1. Sessuale: si verifica a livello cervicale, vulvare, vaginale, perianale. Occasionalmente, le infezioni ano-genitali sono trasmesse digitalmente da un sito dell’epitelio all’altro. Gli HPV non sono presenti in liquidi biologici quali sangue o sperma. Il rischio di contrarre una infezione da HPV aumenta con il numero dei partner sessuali, ed è massimo tra i giovani adulti (20-35 anni).
  2. Non Sessuale: indumenti contaminati
  • Verticale: durante il passaggio nel canale del parto.

Le infezioni da papillomavirus umano rappresentano una tra le cause più comuni delle malattie sessualmente trasmesse diffuse in tutto il mondo; si stima che circa il 75% delle persone contrae il virus almeno una volta nella vita: l’infezione interessa sia donne che maschi, soprattutto nella fascia giovanile, all’inizio dell’attività sessuale. Nella maggioranza dei casi l’infezione è di tipo transiente e il virus viene eliminato dal sistema immunitario senza provocare lesioni entro 6-18 mesi. L’infezione persistente da HPV, invece, è ormai stata definitivamente stabilita essere un fattore necessario, anche se non sufficiente, per lo sviluppo del carcinoma della cervice.

Le diverse patologie provocate dall’HPV a livello genitale, possono essere schematizzate come segue:

  • Forme clinicamente evidenti e diagnosticabili ad occhio nudo, quali i condilomi acuminati;
  • Forme subcliniche, quali i condilomi piatti e le displasie, che necessitano per la loro diagnosi di un’indagine citologica e/o colposcopica;
  • Forme latenti, ove non vi è alcuna manifestazione clinica ed il virus è rilevabile solo attraverso indagini di biologia molecolare.

Recenti studi hanno dimostrato la validità della ricerca del DNA dell’HPV come test di screening primario, dal momento che non solo ha una sensibilità maggiore rispetto al Pap test tradizionale, ma abbinato alla genotipizzazione fornirà una strategia semplice per seguire la protezione a lungo termine. Gli attuali protocolli di screening prevedono l’utilizzo del test HPV-DNA come triage nella gestione di diagnosi borderline, delle lesioni di basso grado e nel follow-up delle pazienti trattate per lesioni istologiche CIN2 o più gravi. Inoltre è sempre più evidente che la malattia neoplastica cervicale possiede delle connotazioni genotipo specifiche; lesioni associate  ad HPV genotipicamente differenti hanno una evoluzione diversa.

Genotipizzazione

Il nostro approccio si basa si basa principalmente sulla ricerca del DNA virale con metodiche di tipo molecolare. Il primo Step consiste nell’Amplificazione del target tramite PCR (Polymerase Chain Reaction), il secondo Step si basa su una Ibridazione in soluzione con mix di sonde per diversi tipi di HPV. Con tale metodica è possibile determinare la presenza di 33 tipi di HPV

 

TEST CHLAMIDIA TRACHOMATIS DNA (PCR REALT TIME)   50 EURO

Chlamydia trachomatis è un batterio GRAM – negativo, intracellulare obbligato appartenente alla famiglia Chlamydiaceae. In Italia si è calcolato circa un milione di soggetti infetti da Chlamydia trachomatis, con una percentuale di trasmissione del 60-70%. Si stimano, a livello mondiale, circa 92 milioni di casi di infezione da Chlamydia trachomatis all’anno, pertanto risulta essere l’infezione a trasmissione sessuale batterica più diffusa al mondo. La prevalenza delle infezioni da Chlamydia trachomatis varia dal 3-8% della popolazione asintomatica (di cui il 70% donne), al 5-7% delle gravide, ad oltre il 20% delle donne afferenti ai centri per malattie sessualmente trasmesse. L’infezione da Chlamydia trachomatis è spesso asintomatica (circa l’80% delle donne e il 40% degli uomini) e di conseguenza spesso non è trattata. Le malattie causate da Chlamydia trachomatis tendono a cronicizzare, perché non sono in grado di provocare una risposta immunitaria del tutto efficace. Le infezioni croniche possono essere responsabili di diverse patologie come la malattia infiammatoria pelvica, la gravidanza ectopica e l’infertilità femminile. Nel sesso maschile può causare un’epididimite sintomatica e, raramente, un danno permanente, anche se alcuni studi segnalano una possibile correlazione tra l’infezione da Chlamydia trachomatis e la sterilità maschile. Le complicanze più serie sono rare, come la Sindrome di Reiter, una forma di artrite sieronegativa accompagnata da lesioni epidermiche e infiammazione all’uretra e agli occhi. Negli uomini la sintomatologia può limitarsi a sensazione d’irritazione, di prurito o a secrezioni e raramente a casi gravi di orchite. Le manifestazioni cliniche compaiono da una a tre settimane dopo l’infezione, interessando, nelle donne, la cervice uterina e l’uretra, con conseguenti perdite vaginali anomale e una fastidiosa sensazione d’irritazione.

Le tecniche di Biologia molecolare possono essere di grande aiuto soprattutto nella diagnosi precoce di malattie infettive e/o di infezioni spesso asintomatiche e/o latenti. Esse si stanno affermando sempre di più nei laboratori di diagnostica medica, perché consentono di diagnosticare patologie genetiche o di verificare la presenza di agenti patogeni di origine virale, batterica o micotica in campioni biologici.

Il nostro test si basa su una PCR real-time che utilizza primers e probe specifici per l’amplificazione del materiale genetico relativo al patogeno Chlamydia trachomatis.. Il prodotto amplificato viene in seguito determinato mediante probe marcato con sostanze fluorescenti, specifico per una sequenza genomica di Chlamydia trachomatis ad alta ripetizione.

In particolare, tramite metodica PCR (Polymerase Chain Reaction/Reazione a Catena della Polimerasi) é possibile individuare una specifica regione del genoma di questi patogeni, anche in quei campioni in cui questo può avere scarsa o nulla vitalità oppure una carica microbica molto bassa.

E’, infatti, proprio in questi casi che si determinano le condizioni di latenza, asintomaticità e cronicizzazione, responsabile dell’ elevata incidenza della trasmissione.